venerdì 31 luglio 2015

Questa sera occhi rivolti al cielo...c'è la Luna blu!

La Luna blu è la luna extra che appare in un anno, ovvero...

normalmente si ha una luna piena ogni mese (il mese sinodico dura circa 29 giorni), ma in alcuni anni la differenza tra anno solare e anno lunare produce una luna piena in più in un mese (circa ogni due/tre anni). Questa luna prende nome di luna blu (anche se in realtà originariamente era chiamata così la terza luna in una stagione di quattro). Ancor più famosa è l’espressione once in a blu moon”, a indicare eventi rari e molto rari, quasi assurdi (non così tanto poi).

Sì, ma perché proprio blu?

In realtà, secondo una delle versioni più diffuse, sembrerebbe che blue derivi da un vecchio termine inglese, belewe (usato col significato di betray, tradire). Una luna traditrice sarebbe stata quella che induceva a credere la fine della stagione quando invece non era così (in una stagione solitamente ci sono tre lune piene, con la luna blu quattro).

Ma va detto che probabilmente al mito della luna blu ha contribuito anche il fatto che talvolta la Luna può apparire effettivamente bluastra (con la luna extra questo però non c’entra nulla). La Nasa riporta infatti casi in cui il nostra satellite avrebbe assunto colori bluastri, come in seguito alla storica eruzione del Krakatoa alla fine del Diciannovesimo secolo, quando le polveri delle ceneri raggiungendo l’alta atmosfera contribuirono a velare di blu (e a volte di verde) la Luna (un effetto dovuto alla dispersione della luce rossa ad opera della particelle piccolissime intorno a 1 micron di diametro, diffuse nell’aria, che favoriscono il passaggio invece di altre lunghezze d’onda, colori). In tempi più recenti anche altri vulcani hanno tinto la Luna di blu (come il  Monte St.Helens e El Chichon nel 1980 e nel 1983). Infine anche grossi incendi di foreste, con le particelle di cenere che emettono, possono causare lo stesso fenomeno. Eventi insomma tutt’altro che auspicabili, per cui se cercate una luna blu affidatevi a un filtro.

fonte: wired.it

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